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Il rapporto con le opere d’arte è dinamismo, comunicazione, vita. Da millenni dipinti, sculture, architetture ci parlano e non smettono mai di trasmetterci le loro perle. Dopo millenni non hanno ancora esaurito il loro carico. È questo che le rende immortali. Ma per accoglierlo noi dobbiamo imparare il loro linguaggio. E imparare ad ascoltarle.

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Ciao, sono Pamela. Sono laureata in Storia dell'arte contemporanea. Attualmente sto collaborando con il museo civico della mia città e sono iscritta al secondo anno della Ssis per l'insegnamento della Storia dell'arte nelle scuole di secondo grado.

Wednesday, March 08, 2006

La pala di Castelfranco ritorna a casa!

L’8 DICEMBRE 2005 si può considerare una data fondamentale: è il giorno in cui la Pala di GIORGIONE è finalmente tornata a casa.
Questa è davvero un’occasione da non perdere: vale la pena di andare a vederla!! Avere la possibilità di osservare un’opera dal vero piuttosto che doversi accontentare della sbiadita fotografia del libro di testo (che, per carità, è sempre meglio di niente ed è il punto di partenza) è una condizione privilegiata che può cambiare radicalmente il nostro rapporto con l’opera e può svelarci nuovi particolari, sorprese e soprattutto sfatare i pregiudizi che naturalmente ci creiamo. Quante volte infatti ci stupiamo di fronte ad un quadro perché ce lo aspettavamo molto più grande? E come rimaniamo stupiti di fronte alla brillantezza ed alla vivacità di colori che pensavamo molto più bui (a causa delle solite diapositive i cui colori virano immancabilmente sul rosso)??
Dunque non perdiamo l’occasione!!

Il DUOMO di Castelfranco Veneto (sito in Vicolo del Cristo, n. di tel.0423 495202) è APERTO dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00 (ovviamente le visite sono sospese durante i riti liturgici)

Ed ora un po’ di informazioni che vi possono servire come guida per una visita:



LA PALA (1503-04 circa; cm 200,5x144,5)
La pala ha recentemente subito un delicato intervento di restauro conservativo grazie al quale sono stati compiuti analisi tecnico-scientifiche che hanno apportato nuovi spunti di riflessione e di ricerca.
L’opera fu commissionata dal condottiero Tuzio Costanzo per la cappella di famiglia nel duomo della città, in occasione della morte del figlio Matteo (avvenuta tra la primavera del 1503 e l’estate del 1504 a soli 23 anni), caduto in battaglia. Soggetto del dipinto è una sacra conversazione tra la Madonna in trono con il Bambino e i Santi Francesco, a destra, e Nicasio (identificato anche in San Giorgio o San Librale, patrono della città), a sinistra.
La grande novità dell’opera sta nell’ambientazione della scena descritta, che non fa più riferimento ad una immagine di interno aulico o ecclesiastico ma risulta nuova, originale. Infatti l’altissimo trono sul quale siede la Vergine è immerso nella luce naturale, diffusa, la stessa luce che illumina il paesaggio retrostante. Nella campagna immersa nel verde due figure in armatura richiamano, insieme al villaggio turrito, il concetto della guerra e di tutto ciò che essa comporta. Non dimentichiamo infatti che la commissione dell’opera veniva da un condottiero che aveva perso il proprio figlio proprio nel corso di una battaglia!
Una cortina di velluto rosso come una cesura sembra separare il mondo umano, terreno, della guerra e del dolore dal mondo sacro, calcato dai due Santi (i quali rappresentano il coraggio, Nicasio, e la pietà, Francesco). Mediatore tra i due mondi è la Madonna.
Inizialmente la pala era stata collocata nella chiesa in una posizione differente da quella odierna, dunque la percezione dell’opera doveva risultare molto diversa, come anche la stessa angolazione da cui poteva essere osservata.




E poi, giacché siamo a Castelfranco…



Perché non soffermarci un po’ di più e completare la visita andando a vedere un’altra opera di Giorgione? Si tratta del FREGIO della CASA di GIORGIONE. In realtà il nome del palazzo è Marta-Pellizzari (dal nome delle più importanti famiglie che vi hanno vissuto), ma viene comunemente chiamata Casa di Giorgione per l’affresco eseguito dall’artista intorno al 1502-03.
Le pareti della sala maggiore della casa sono infatti decorate da due fregi (lato est cm 77x1588, lato ovest cm 76x1574) realizzati a monocromo con terra gialla e lumeggiature a biacca e ombreggiature di bistro. Solo il fregio est viene attribuito a Giorgione mentre quello ovest resta anonimo.
Il soggetto dell’opera è costituito da un susseguirsi di oggetti e strumenti di vario tipo (musicali, da disegno, astronomici e letterari) alternati a tondi raffiguranti teste di uomini illustri e a motti entro cartigli. Il fregio è denso di significati esoterici e ha dato luogo a numerose interpretazioni. La più accreditata vuole che il tema conduttore sia la consapevolezza della caducità della vita umana (rappresentata da simboli dello scorrere del tempo, come la clessidra) e l’esaltazione delle virtù e della fama che, sole, possono vincere la morte e donare l’immortalità. Queste si possono conquistare attraverso le arti liberali, rappresentate appunto dagli strumenti tipici: musicali, astronomici, pittorici e letterari, ma anch’esse non sfuggono completamente al dominio del tempo. A maggiore conferma di questo messaggio sono i motti desunti dalla Bibbia, dal Bellum Catilinae di Sallustio e dalle Sententiae di Publilio Sirio. Questi ultimi sono moniti che accentuano il messaggio del fregio.

Gli orari della Casa col fregio di Giorgione (n. di tel. 0423 725022) sono: dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:30. Il biglietto di ingresso è di euro 2,50 (intero) e euro 1,50 (ridotto).


Qualche notizia anche su GIORGIONE per rinfrescarci la memoria…


Giorgione è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Ancora oggi i critici hanno grandi difficoltà nella interpretazione dei suoi dipinti e continuamente le opere sono oggetto di nuovi cambiamenti di attribuzione!
Anche le informazioni sulla vita dell’artista sono scarse. Ma vediamo cosa ci dice il buon VASARI: “Questi fu Giorgio, che in Castelfranco in sul Trevisano nacque l’anno 1478, essendo doge Giovan Monzenigo fratel del doge Piero; dalle fattezze della persona e dalla grandezza dell’animo chiamato poi col tempo Giorgione, il quale, quantunque egli fusse nato d’umilissima stirpe, non fu però se non gentile e di buoni costumi in tutta la sua vita. Fu allevato in Vinegia […].”
Qui egli si inserisce nel panorama artistico sulla linea inaugurata da Giovanni Bellini e Vittore Carpaccio, ma risente anche della pittura di Antonello da Messina, Dürer e Leonardo. In particolare quest’ultimo, presente a Venezia nel 1500, rappresentò un punto di riferimento per la qualità cromatica atmosferica del paesaggio. Tra le opere più importanti si ricordino Le tre età (Firenze, Palazzo Pitti), il celebre Fregio di Casa Giorgione (Castelfranco Veneto), La tempesta (Venezia, Gallerie dell’Accademia) e I tre filosofi (Vienna, Kunsthistorisches Museum).
Siamo a conoscenza della data approssimativa della sua morte, da uno scambio di lettere che Isabella d'Este, marchesa di Mantova, tenne con il suo ambasciatore a Venezia Taddeo Albano, in cui questi la informa che nell’autunno del 1510 Giorgione era deceduto nella città lagunare a causa della peste (“ditto Zorzo morì più di fanno da peste”).

Se siete interessati e volete approfondire ulteriormente oppure se cercate altre immagini potete visitare i seguenti siti:

Riguardo la Pala di Giorgione:
http://www.comune.castelfrancoveneto.tv.it/?area=1&menu=177

Riguardo il Fregio della Casa di Giorgione:
http://www.comune.castelfrancoveneto.tv.it/?area=1&menu=19

Riguardo la vita e le opere di Giorgione e la relativa collocazione storico artistica rispetto ai suoi contemporanei (ci sono anche degli interessanti link riguardo la vita e l’iconografia dei Santi Francesco, Nicasio, Giorgio e Liberale):
http://www.artonline.it/opera.asp?IDOpera=953

1 Comments:

Blogger Fabiola Brustolin said...

Ciao Pami,
ottima la scelta di parlare della pala di Castelfranco del Giorgine dato che fa parte dell’arte del nostro territorio (una pala celebre per di più!) ma soprattutto perché quest’opera ci da l’occasione di poterla ammirare nella sua collocazione originaria (e non è poco!). Il museo per quanto sia importante per la conoscenza non ci permette di apprezzare le opere negli ambienti originari per i quali sono state ideate e create. In questo caso, per di più, l’opera è appena stata restaurata e quindi la si può ammirare nel suo pieno splendore!
Ciao! Fabiola

10:08 AM  

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